DIETRO LA MASCHERA : Il CAOS….
VUOTO NEGATO NELLA SABBIERA TROPPO PIENA
Uno dei tanti modi con cui la “maschera” si può presentare in un processo di Sandpaly, è il “troppo pieno- caos”.
Spesso noi terapeuti che lavoriamo con la Sandplay, ci troviamo di fronte a scene di sabbie caotiche, disarticolate, confuse e stracolme di oggetti. Spesso non comprendiamo come gestire le dinamiche caotiche che sottintendono un vuoto troppo pieno di dinamiche interne ed esterne. Spesso ci troviamo catapultati nella confusione e nel disorientamento del paziente che ci trascina nella sua sofferenza priva, apparentemente, di senso e alla quale ci approcciamo nel tentativo di costruire insieme un significato, un ordine, una logica, una elaborazione per dare senso, e trasformare il vuoto insensato che sta dietro al caos, al groviglio mentale, a quelle ombre interiori che in senso lato hanno sempre a che fare con l’angoscia di perdita e di morte.Il caos con cui si manifesta la prima materia all’inizio di un percorso analitico, può disorientare il terapeuta a tal punto da far scaturire, in lui, la paura di non essere in grado di gestire la confusione-caos del paziente. Il rischio che tale situazione presenta è quello di perdersi in una comune inconscietà e di essere trascinato in una contaminazione che può compromettere fin dall’inizio il percorso terapeutico.
Il rischio di contaminazione del terapeuta da parte del paziente può essere forte poiché vengono a essere toccati complessi molto profondi anche del terapeuta. Il terapeuta e il paziente si trovano a condividere la materia - i sentimenti, gli impulsi, le ansie, cioè la dimensione istintiva dello psichico, essi vengono a trovarsi in una comunanza con l’inconscio indifferenziato, l’Ombra, in forma di ansia nebulosa, inarticolata e grezza. Quest’Ombra quasi sopraffa il paziente e può insinuarsi nel terapeuta, Jung lo chiama << il primo incontro con se stessi >> e lo colloca a un << passaggio per la valle dell’Ombra >>. Jung parla di “ prima materia una situazione psichica iniziale, espressa con termini quali Caos, massa confusa”, disordine e disorientamento (1929, 1951).

Possiamo dire che all’inizio
di un percorso terapeutico che sia verbale o con la Sandplay, la prima materia psichica si presenta quasi
sempre come massa confusa disorientata e disorientante. La differenza tra le
due modalità sta nel fatto che nelle scene di sabbia noi vediamo concretamente
il caos, veniamo travolti dalle immagini e dalla loro potenza evocativa,
vediamo per così dire i fantasmi nell’opera concreta e per questo forse anche
più trascinante.
Possiamo guardare il troppo pieno come una
maschera, una specie di travestimento, una forma di facciata che nasconde, cela
o inganna e che si presenta in tutta la sua potenza distruttiva. E’ la materia
informe che Jung indica con il termine Persona,
quel caos da cui potrà originare, potrà prendere forma la vera personalità. La Persona
vista come l’espressione creativa della necessità di dare sostanza e visibilità
alla pluralità delle proprie maschere, ma anche un manifesto psicologico con il
quale dare un corpo e una rappresentazione alle proprie ansie, insicurezze, lacerazioni.
Un altro rischio insito nel caos, del
troppo pieno del paziente, è che il terapeuta diventi “complice” delle forze
inconsce del paziente e ciò farebbe sì che terapeuta e paziente potrebbero
fondersi, a un certo livello, in un isolamento completo e, ad un livello più
profondo, in un indifferenziato matrimonio inconscio nell’oscurità.
Il terapeuta per non perdersi
nell’angoscia della contaminazione deve fare una scelta risoluta, dice Jung: <<decidere
consapevolmente di non cadere vittima dell’Ombra >> (C. G. Jung, 1929-1951).
W. B. Goodheart afferma che
per resistere all’ansia e alle spinte inconsce di questi momenti, al terapeuta
viene chiesto un atto conscio, energetico e intenzionale che tenti di collegare
conscio e inconscio, cercando un’integrazione grazie al corredo di immagini
usati dal paziente nel sogno o nella scena di sabbia, resistendo alle pressioni impersonali che
provengono dall’inconscio del paziente, mantenendo una posizione quale
terapeuta alchemico e guardiano dei simboli (W. B. Goodheart, (1980).
E’ necessario che l’Ombra guidata
dall’ansia abbia un contenitore, temenos protettivo nel quale diventerà
possibile affrontare l’inconscio. Jung insiste sul fatto che l’instaurazione di
uno spazio protetto e confinato sembra un prerequisito fondamentale per un uso
fruttuoso dell’immaginatio. L’immaginatio, dice Jung si attua soltanto
all’interno di uno spazio particolare e sacro.
L’importanza dello spazio libero e protetto
della sabbiera e della relazione terapeutica, dell’atteggiamento del terapeuta
secondo quanto indicato da Dora Kalff, è fondamentale poiché questo spazio
protetto ha bisogno di essere salvaguardato e di essere tracciato dalla
coscienza attenta, devota e ponderata del terapeuta, consapevole delle sue
qualità e della sua enorme fragilità. Il terapeuta con il significato e le
implicazioni dei propri interventi, attraverso il transfert e controtransfert è
coinvolto coscientemente nel tracciare un circolo protettivo per consentire
all’immaginatio di attuarsi con sicurezza.
Il processo arduo e doloroso di stare con
la massa confusa, il caos, e di elevare il nebuloso a significativo, di trovare
immagini e parole, di creare un matrimonio comunicativo con la prima materia
che sta cominciando a emergere qui e ora tra paziente e terapeuta in forma di
ansia, è un processo complesso, difficile e doloroso per entrambi.
Le sabbie troppo piene di oggetti, di
solito, sono fatte dai bambini, anche se non tutti usano questa modalità per
rappresentare il proprio mondo interno.
Un altro aspetto che abbiamo notato è che
il troppo pieno si esprime quasi sempre all’inizio della terapia ed a volte nelle
fasi di passaggio, quando l’Io non si è ancora fortificato. Quando l’Io cioè è
ancora sotto lo strapotere dell’inconscio e quindi minacciato dall’inconscio
stesso, in cui c’è il rischio di una regressione mortifera come può essere il
desiderio da parte del paziente, di ritornare allo stato uroborico di cui parla
Neumann, un ritorno che indica con il termine incesto uroborico. In Storia
delle Origini della Coscienza Neumann dice: <<L’incesto uroborico è una
forma di ingresso nella grande madre, di unione con lei. Questo ritorno alla
grande madre che accoglie a sé il piccolo bambino è sempre visto come segno di
morte, di dissoluzione – Caverna, sepolcro, sarcofago, bara sono i simboli di
questo rito di riunione>>. Può accadere che nelle prime sabbie di un percorso
terapeutico appaiono oggetti come sarcofago o bara, come vedremo in uno dei
casi che saranno esposti.
Il caos con cui la materia prima si presenta nelle sabbie può essere rapportato o
determinato dalla mancanza di una relazione primaria accogliente e
contenitrice. Mancando un contenitore, un filtro in grado di rispecchiare i
bisogni primari del bambino, l’impatto con il mondo oggettuale crea
disorientamento e confusione. Un madre non sufficientemente nutriente può
creare nel figlio una ricerca affannosa di nutrimento, una sorta di ingordigia,
un “non è mai abbastanza” proprio come accade ai pazienti che fanno un uso
spropositato di oggetti nella sabbiera. Visto come possibilità di
“saziare”, soddisfare un bisogno
primario. Una madre disorientata, confusa, impaurita può trasmettere il vuoto
come senso di morte e di annientamento.
L’assenza di un contenimento adeguato
gettano generalmente le basi di una successiva psicopatologia, come i problemi
di ansia e vari disturbi del carattere.
Se la madre occupa il centro
simbolico del primo stadio individuativi, il padre assume la stessa posizione
nel secondo stadio, la trasformazione avviene gradualmente per necessità
psicologica. L’Io in crescita ha bisogno del padre per guadagnarsi la libertà
dal contenimento accudente offerto dalla madre e perché gli stilli il rigore di
funzionamento e di prestazioni richiesto per l’adattamento al mondo.
Laddove il primo stadio
dell’individuazione è caratterizzato dal contenimento e dall’accudimento, il
secondo è governato dalla legge di consequenzialità per le azioni intraprese,
dalla richiesta costante di prestazioni e successi nel mondo più ampio. All’Io
è richiesto di essere realistico nei confronti propri e del mondo in generale.
Ciò significa adattamento e competizione. Secondo Murray Stein la richiesta di
prestazioni e di successi non dovrebbero essere fatte gravare sulla vita
energeticamente o troppo presto. Se ciò accade, l’Io del bambino può essere
schiacciato o sconvolto dall’ansia. Se invece nella fase del contenimento e
dell’accudimento del bambino vengono introdotte troppo poche richieste di
prestazioni e successi, e se non vengono tratte delle conseguenze rispetto al
comportamento, l’Io non si abitua ad affrontare lo stress e la tensione e sarà
impreparato nei confronti delle richieste e delle aspettative del successivo
stadio dell’individuazione. La crescita dell’Io dice Murray Stein è possibile
attraverso un moderato ammontare di frustrazioni e di tensioni, da impartire
nei momenti giusti e nella giusta misura.

Ritornando al caos nelle
sabbie dobbiamo dire che esso è soggetto a coppie di contrari, l’opposto del
caos è l’ordine. Jung nel suo scritto la Funzione Trascendente dice che gli opposti sono
sempre insieme, anche se a volte emerge un solo aspetto, altre volte emerge
l’altro fino a congiungersi. Nel caos quindi c’è anche l’ordine, un ordine
apparentemente nascosto in cui si
evidenziano elementi creativi;
Jung dice: << Ciò che è visto come distruttività può essere compreso come una ricerca del centro >>,
quindi come una possibilità di esprimere arte e creatività se pur in forma
disorganizzata e caotica.
Di Palma Ezia, Nunzia Officioso, Alessandra Guarino Amato)